Cinque anni per una luna

Valerio Minato ha calcolato per cinque anni l’alba di una luna piena dietro lo skyline di Milano. Il 2 maggio scorso, da sessantacinque chilometri di distanza, l’ha vista arrivare. Con un fuoriprogramma che il piano non poteva contenere.

Ci sono fotografie che si scattano e fotografie che si aspettano. Quella di Valerio Minato del 2 maggio appartiene alla seconda categoria — la più rara, la più ostinata. Cinque anni di calcoli, una dozzina di tentativi falliti, e un disco rosso che finalmente sorge esattamente dove deve sorgere: dietro la Torre UniCredit, sopra Milano, visto da Nebbiuno, sulle colline che dominano il Lago Maggiore.

L’idea nasce nel 2021. Minato — fotografo biellese classe 1981, già diventato un piccolo culto della rete per gli allineamenti torinesi tra la luna e la Mole o tra il Cervino e la Basilica di Superga — comincia a studiare l’unica posizione possibile per inquadrare il satellite nell’istante esatto in cui sorge, perfettamente centrato sui grattacieli di Porta Garibaldi. Su carta sembra un esercizio di geometria. In pratica è un’ossessione.

Le variabili da tenere insieme sono troppe perché ne basti una sola sbagliata a far fallire tutto. Il punto di osservazione deve trovarsi a circa sessantacinque chilometri in linea d’aria — quella è la distanza che permette al teleobiettivo di comprimere lo spazio e restituire un disco lunare grande quanto una città. L’orizzonte deve essere perfettamente limpido, perché la luna, a differenza del sole, non perfora la foschia: la luna riflette, e basta uno strato di umidità a trasformare il disco in un alone confuso. Il plenilunio deve coincidere con un momento in cui il cielo è ancora abbastanza buio da reggere il contrasto. E poi c’è la curvatura terrestre, che a quella distanza non è più una postilla per il manuale d’astronomia: è un fattore di compensazione millimetrica.

Minato lavora su queste variabili dalla Serra di Ivrea e dalle alture sopra il Lago Maggiore, spostando il punto di osservazione di qualche chilometro alla volta, replicando i tentativi in funzione delle effemeridi lunari. Almeno una dozzina, dice lui stesso. L’ultimo tentativo fallito risale al primo maggio: la sera prima dello scatto buono.

«La mia idea pazzerella ha preso forma: un immenso disco rosso fuoco è sbucato dall’orizzonte per passare esattamente dietro i grattacieli di Porta Garibaldi.»

— Valerio Minato

Lo scatto

Quando il 2 maggio Minato innesca la macchina dalle colline di Nebbiuno, il piano funziona. Il disco rosso sale al posto giusto, allineato con la Torre UniCredit come da calcolo. Ma il calcolo non aveva previsto due cose. La prima: poco a sinistra delle torri di CityLife, a coronare la scena, compare la Madonnina del Duomo, un’apparizione che il fotografo non aveva inserito nello script. La seconda, ancora più sfacciata: mentre lo scatto è in corso, un Boeing 737-800 di Ryanair — volo FR8326, partito da Malpensa per Budapest — attraversa il disco lunare. Un’inquadratura che nessuna trigonometria poteva garantire.

Dati di scatto

Anatomia di un allineamento

Fotografo
Valerio Minato (Biella, 1981 — base operativa Torino)
Data
2 maggio 2026, al sorgere della luna
Punto di scatto
Colline di Nebbiuno (NO), sopra il Lago Maggiore
Distanza dal soggetto
≈ 65 km in linea d’aria
Anni di pianificazione
5
Tentativi precedenti
Almeno 12
Target dichiarato
Allineamento con la Torre UniCredit

Le immagini di Minato circolano da qualche anno con una regolarità che ai non addetti può sembrare miracolosa: una luna giusta dietro la Mole, un’aurora giusta dietro il Monviso, un Cervino giusto dietro Superga. Sono fotografie che il pubblico legge come istanti di fortuna, e che sono invece il contrario esatto della fortuna. Sono il deposito visibile di una pratica invisibile fatta di effemeridi, mappe, software di pianificazione (PhotoPills, The Photographer’s Ephemeris e simili), uscite andate male, attese in macchina, alzatacce nel freddo.

La fotografia di paesaggio urbano vive in un equilibrio strano. Si lavora per anni a controllare ogni variabile, e poi si aspetta che qualcosa di imprevisto — un aereo che attraversa, una nuvola che si scosta, una Madonnina che si affaccia da una sproporzione di prospettiva — restituisca il colpo di grazia. La parte che si pianifica è quella che rende lo scatto possibile. La parte che non si pianifica è quella che lo rende memorabile.

La parte che si pianifica rende lo scatto possibile. La parte che non si pianifica lo rende memorabile.

C’è una piccola lezione, in tutto questo, per chi fotografa. Vale per la luna sopra Milano come per qualsiasi altro soggetto che si rifiuti di stare fermo. Il talento, qui, non è premere il pulsante al momento giusto: è aver costruito le condizioni perché quel momento, prima o poi, si presenti. E poi aver avuto la pazienza di tornare la sera dopo, e quella dopo ancora, finché la pazienza non viene ripagata.

Minato adesso è già al prossimo allineamento, immagino. Da qualche parte sulla cartina c’è una linea che congiunge una collina sconosciuta e una città qualunque, e una data sul calendario lunare che lui ha già cerchiato. Quando arriverà il prossimo scatto definitivo lo vedremo girare per tre giorni sui social, lo salveremo sul telefono, lo riguarderemo con la sensazione che qualcuno sappia fare una cosa che la maggior parte di noi non sa nemmeno immaginare. E sarà ancora una volta una fotografia che si è scattata da sola, dopo cinque anni di lavoro.

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