Pentax e la religione dello specchio

Fotocamera Pentax K1000 con obiettivo zoom, perfetta per appassionati di fotografia analogica e spec.
Fotocamera Pentax K1000 con obiettivo zoom, simbolo della passione per la fotografia e la religione dello specchio.

Nel 2026 continua a produrre reflex mentre il resto dell’industria ha dichiarato morto il DSLR. E i numeri — sorpresa — cominciano a dirle che forse aveva ragione.

 

Ogni tanto mi piace immaginare che esistano aziende-monaco. Aziende che hanno scelto una sola regola e la seguono anche quando il mondo intorno si converte ad altro. Pentax è una di queste. Mentre Canon, Nikon e Sony hanno abbandonato lo specchio — chi ufficialmente, chi in silenzio, chi lasciandolo morire di fame nei cataloghi — Pentax ha passato gli ultimi sei anni a ripetere la stessa preghiera: il DSLR non è morto, aspettate e vedrete. Sembrava un testamento. Nel 2026 comincia a sembrare una p

rofezia.

L’ultima indiscrezione, arrivata da Asahiman — la fonte di rumors più accredi

 

tata sull’universo Pentax — è netta: una nuova reflex digitale verrà annunciata entro l’anno. Non “forse”. Non “si vocifera”. È in arrivo. Quasi certamente si tratta di una K-3 Mark IV, o di una variazione sulla stessa impalcatura che Ricoh-Pentax padroneggia da anni. Non importa il modello, per un secondo. Importa la cosa che nessuno, fuori dalla bolla, si aspettava: Pentax non ha mollato. E la notizia, nel 2026, è proprio questa.

La scommessa impossibile

Torniamo al 2019. Un dirigente Ricoh, in un’intervista che all’epoca pareva di una delicatezza imbarazzante, disse che molti utenti passati al mirrorless sarebbero tornati al DSLR dopo un anno o due. Aggiunse che il mercato delle reflex, pur in calo, sarebbe risalito. Era una previsione ottimistica, generosa, in qualche modo tenera. E si è rivelata sbagliata

 

, almeno sulla prima parte: i fotografi non sono tornati indietro di massa. Il mirrorless ha vinto la corsa, Canon e Nikon hanno congelato le linee reflex, Sony ha abbandonato la baionetta A, e i numeri non lasciano spazio al romanticismo.

La disfatta del DSLR — i numeri

Spedizioni DSLR globali — picco storico
oltre 15 milioni
Spedizioni DSLR globali — 2023 (dati CIPA)
1,17 milioni

Calo anno su anno nel 2023
−37%
Grandi produttori che sviluppano nuovi DSLR
1 (Pentax)
Quota Pentax sui DSLR — BCN Awards 2026
17,7% (da 9,7%)

Ultima reflex Pentax full frame
K-1 Mark II (2018)
Ultimo flagship APS-C
K-3 Mark III (2021)
Pentax 17 — prima film camera Pentax in
~19 anni

Eppure Pentax è ancora qui. Non come linea secondaria da tenere in vita per i nostalgici. Non come ripiegamento contabile. Tutta dentro. L’unico produttore importante rimasto a scommettere, per intero,

 su una tecnologia che il resto dell’industria considera archeologia. Fstoppers l’ha descritta con una formula che non mi esce di testa: l’ultimo credente in piedi. Ed è esatto. Perché qui non siamo davanti a una strategia di mercato, non davvero. Siamo davanti a una fede.

Non stiamo parlando di una strategia di mercato.

 Stiamo parlando di una fede — e delle poche volte in cui la fede, contro ogni previsione, viene premiata dai numeri.

E poi, qualcosa è cambiato

Qui arriva la parte che nessuno aveva scritto in scaletta. I dati BCN del 2026 — il ranking di vendita più osservato in Giappone — dicono che la quota Pentax sulle vendite DSLR è salita al 17,7%, quasi doppia rispetto al 9,7% dell’anno precedente. Non è un terremoto, chiaramente. Il mercato DSLR complessivo è piccolo, e crescere su una torta che si assottiglia è più facile di quanto sembri. Ma c’è un segnale dentro quel numero, e il segnale è: le persone che comprano una reflex oggi, sempre più spesso, scelgono Pentax. Perché è l’unica che gliela offre ancora.

E non è l’unico dato controcorrente. Le compatte (non le reflex, ma seguitemi un secondo) sono cresciute del 30% in unità nel 2025, dopo quindici anni di discesa. La Pentax 17 — la piccola half-frame a pellicola che Ricoh ha tirato fuori dal cilindro nel 2024, prima fotocamera a pellicola Pentax in quasi vent’anni — ha sold out ripetuti, liste d’attesa, un culto immediato. Sta succedendo qualcosa, nella testa di chi fotografa, che i grafici trimestrali non sanno ancora nominare bene. Qualcosa che somiglia molto al vinile: non stiamo tornando indietro, stiamo ricomponendo cosa vogliamo davvero toccare con mano.

Perché me ne importa (perché dovrebbe importare a te)

Non sto per dirti che il DSLR è tornato. Non sto per dirti di vendere la tua mirrorless e comprare una K-3. Non lo farò io, probabilmente. Il mio zaino resta com’è. E non sto nemmeno per fare il discorso nostalgico, quello del “ah, il clunk dello specchio, la batteria che dura una settimana, la messa a fuoco che non ti spia il volto con l’AI”. Se vogliamo giocare al gioco delle specifiche, la mirrorless vince oggi e vincerà domani. Fine del discorso tecnico.

Ma c’è un altro discorso, e quello lo sento mio. Il discorso è sulla monocultura. Quando apro il listino di una qualsiasi catena e trovo trenta corpi macchina sostanzialmente identici — sensori stacked, autofocus AI, raffica da 40 fotogrammi al secondo, video 8K che nessuno di noi monta mai — comincio a sentire quell’odore lì. L’odore del supermercato dove tutte le pizze surgelate hanno la stessa identica mozzarella. E allora mi serve, come fotografo e come persona che scrive di fotografia, che esista almeno un’azienda che ti chiede: vuoi davvero vedere la scena con i tuoi occhi, prima di farle la foto? Perché è questo che fa, in fondo, uno specchio reflex. Ti restituisce il mondo prima che il sensore lo interpreti. Ti costringe a un gesto più lento, più meccanico, più — scusate la parola — vero.

Non è una questione di qualità dell’immagine. È una questione di relazione con l’immagine. E quella relazione, nel 2026, vale qualcosa proprio perché è diventata rara.

La profezia, a metà

Il dirigente Ricoh del 2019 si era sbagliato sulla previsione principale — no, le folle non sono tornate al DSLR. Ma aveva ragione sulla traiettoria di fondo: esiste una minoranza di fotografi che, dopo aver attraversato la modernità del mirrorless, riscopre il gesto della reflex. Non come nostalgia, non come rifiuto della tecnologia, ma come scelta consapevole di un tipo di esperienza. E Pentax, ostinatamente, ha tenuto la porta aperta per loro. Per sei anni. Senza mollare. Senza pivot. Senza comunicati stampa conciliatori.

Adesso, nel 2026, arriva una nuova reflex. Non salverà l’industria. Non inverterà un trend. Ma manderà un messaggio, e il messaggio è semplice: le strade meno affollate esistono ancora. Bisogna solo che qualcuno, prima o poi, decida di percorrerle.

Io, per il momento, mi limito a guardare. Con un sopracciglio alzato, come al solito. E con un piccolo, onesto rispetto per chi ha scommesso contro tutti e — almeno per ora — non si è ancora fatto male.

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