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DJI contro Insta360: quando i brevetti diventano teatro di guerra

Foto di Alessio Soggetti su Unsplash
La causa depositata a Shenzhen ha il sapore di una mossa strategica più che di una questione di proprietà intellettuale. E arriva nel momento peggiore — o migliore — per il gigante dei droni.
Lo ammetto: la prima volta che ho letto la notizia ho sorriso. Non per cinismo, ma per quel senso di déjà vu che appartiene a chiunque segua da abbastanza tempo questo settore. DJI porta Insta360 in tribunale. Brevetti violati, ex dipendenti, invenzioni contese. Il classico copione dell’industria tech cinese, recitato su un palcoscenico che conosco bene.
La causa è stata depositata presso il Tribunale di Shenzhen il 23 marzo 2026. In sé, un atto ordinario. Ma il tempismo ha tutto il sapore di una mossa calcolata: mancano pochi giorni al lancio del DJI Avata 360, il primo drone a ripresa sferica del colosso, che si appresta ad entrare in un segmento finora dominato quasi in solitudine da Insta360 con il progetto Antigravity. La coincidenza è troppo netta per essere casuale.
I punti della controversia
- Tecnologia contestataControllo di volo, design, elaborazione immagini
- Sede del tribunaleShenzhen, Cina
- Data di deposito23 marzo 2026
- Prodotto DJI imminenteAvata 360 (drone sferico)
- Prodotto Insta360 coinvoltoAntigravity A1
L’argomento di DJI poggia su una norma precisa del diritto cinese: se un dipendente lascia un’azienda e deposita brevetti entro un anno, e quei brevetti riguardano le stesse mansioni che svolgeva internamente, la titolarità rimane al datore di lavoro originario. Si parla di “invenzioni di servizio”, una categoria che in Cina ha peso giuridico reale. Nei documenti depositati emergerebbero figure di ex ingegneri DJI, i cui nomi nelle versioni internazionali dei brevetti sarebbero riconducibili proprio a persone che hanno poi lavorato in Insta360.

La risposta di JK Liu, fondatore di Insta360, è arrivata rapidamente sul suo profilo Weibo, ed è stata tutt’altro che difensiva. Liu ha smontato punto per punto le accuse: tutte le invenzioni contestate sarebbero state sviluppate autonomamente all’interno di Insta360. Il brevetto più sensibile — quello che consente un “tuffo dagli edifici” in stile FPV con un solo tasto — sarebbe addirittura un’idea sua. E quel sistema di oscurare i nomi degli inventori nei brevetti nazionali? Una pratica standard durante la fase di deposito PCT, usata da Insta360 anche per brevetti in cui non compare alcun ex dipendente DJI.
Quello che mi ha colpito di più, però, è il passaggio in cui Liu rivela che Insta360 ha identificato almeno 28 brevetti propri potenzialmente violati da prodotti DJI — 11 sull’hardware, 8 su metodi software, 6 su metodi di controllo, 3 su accessori — e ha scelto di non agire. Il motivo? Preferisce innovare piuttosto che litigare. Parole di una certa eleganza strategica, che suonano genuine se si considera che nel quarto trimestre del 2025 Insta360 ha registrato la crescita più rapida e il fatturato più alto degli ultimi anni, in un mercato cresciuto di oltre l’80%.
Non sono un avvocato e non mi pronuncio su chi abbia torto o ragione. Ma sono qualcuno che guarda a questo settore con attenzione da anni, e quello che vedo è un’azienda più grande che, nell’atto di entrare nel cortile di un competitor più piccolo, sceglie di portare con sé anche gli avvocati. Insta360 ha già speso oltre dieci milioni di dollari per vincere una causa simile contro GoPro. Conosce questo gioco e sembra intenzionata a giocarlo fino in fondo.
Nel frattempo, Liu ha annunciato sette o otto nuovi prodotti in uscita nel 2026: gimbal, microfoni lavalier, un altro drone. La disputa legale, per Insta360, sembra quasi un rumore di fondo rispetto alla tabella di marcia dell’innovazione. Difficile non trovarlo, in qualche modo, ammirevole.
