The Searchlights: quando i giovani puntano i riflettori sul mondo (e su se stessi)

 

 

Volterra e lo IED, insieme per una grande mostra che celebra l’alabastro

 

Il 10 aprile alle Gallerie d’Italia di Torino, diciotto lavori fotografici degli studenti IED diventano palcoscenico di una riflessione collettiva aperta al pubblico.

Ci sono eventi che mi fanno sentire vecchio nel senso buono del termine — quello in cui “vecchio” significa che ho vissuto abbastanza per riconoscere quando una cosa è fatta con cura e intenzione. The Searchlights, la public portfolio review andata in scena il 10 aprile alle Gallerie d’Italia di Torino, è uno di questi.

Parliamo del secondo capitolo di Ti vorrei dire, progetto triennale dello IED — Istituto Europeo di Design — realizzato in collaborazione con le Gallerie d’Italia di Torino. L’idea di fondo è semplice e potente insieme: mettere i lavori degli studenti dei Trienni di Fotografia di tre sedi (Torino, Milano, Roma) davanti a occhi professionali — curatori, galleristi, giornalisti — e farlo in pubblico, con tutto il rischio e la vitalità che questo comporta.

Diciotto progetti fotografici, ognuno racchiuso in una scatola progettata dalle studentesse di Design della Comunicazione Visiva dello IED di Firenze. C’è qualcosa di quasi poetico in questa scatola come contenitore di visioni: qualcosa di chiuso che si apre, qualcosa di fisico che custodisce immagini. Non ho resistito a pensarci.

Dalle 15 alle 18.30, i lavori erano disposti su tavoli che diventavano, via via, veri e propri palcoscenici di dialogo. Gli autori si muovevano nello spazio, interpellavano chi guardava, invitavano a entrare in relazione con le immagini. Non una mostra statica, quindi, ma qualcosa di più vivo e impudico — una conversazione forzata nel senso migliore, quella che ti obbliga a dire cosa vedi, cosa senti, cosa non capisci.

I temi affrontati attraversano esattamente le faglie di questa generazione: la crisi ecologica e climatica, il rapporto tra uomo e natura, le dinamiche di potere nei sistemi sociali e culturali. Ma anche — e qui mi fermo un attimo, perché è la parte che trovo più interessante — le condizioni esistenziali della contemporaneità: la solitudine, la fede individuale, la salute mentale, la precarietà abitativa, quella sospensione generazionale che non ha ancora trovato un nome preciso. E poi le nuove forme di memoria nell’era digitale, che è un tema che mi torna in mente ogni volta che apro un archivio fotografico e mi chiedo cosa resterà di tutto questo.

I diciotto protagonisti — Riccardo Falbo, Penelope Siria Meneghetti, Micol Naretti, Eugenia Re, Eleonora Sanna e Sofia Valabrega per Torino; Alice Antonetti, Valeria Arrigo, Guglielmo Benassi, Nicole Pagliuca, Francesca Paoletta e Thomas Voltan per Milano; Leonardo Bandini, Linda Chionne, Daria Giovanardi, Arianna Iannone, Giulia Leo e Matteo Rosadi per Roma — non cercano di semplificare. E questo è già di per sé un risultato. Le contraddizioni, le vulnerabilità, i desideri e le tensioni affiorano senza essere risolti, e mi piace pensare che sia una scelta consapevole.

La curatela è firmata da Carlotta Cattaneo (IED Milano), Daria Scolamacchia (IED Roma) e Giulia Ticozzi (IED Torino). L’identità visiva è opera di Camilla Brandi, Marta Maioli, Hari Santinelli, Olha Serpionova, Angelina Strizhakova e Maria Tedesco, studentesse dello IED di Firenze.

The Searchlights rientra nel programma di EXPOSED Torino Photo Festival. L’evento si è già tenuto, ma i lavori e i nomi restano — e vale la pena tenerli d’occhio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Carrello
Torna in alto