DJI Osmo Pocket 4: la rivoluzione che nessuno vede

Fuori sembra quasi identica alla sorella maggiore. Dentro, invece, è cambiato quasi tutto — e c’è una microSD che non tornerà più.

 

 

Ci sono annunci che ti travolgono e altri che arrivano in punta di piedi, come se non volessero disturbare. La nuova DJI Osmo Pocket 4 appartiene decisamente alla seconda categoria. La guardo appoggiata accanto alla Pocket 3 e potrei sbagliarmi di figlia: stesso corpo, stesse proporzioni, stesso piccolo schermo rotante che ha fatto la fortuna della serie. Eppure, se la apro (metaforicamente, per carità: sono abbastanza affezionato ai prodotti DJI da non volerli smontare con un cacciavite), dentro è un’altra macchina.

E la prima cosa che noto, forse la più simbolica, è un’assenza: lo slot per la microSD non c’è più.

Il divorzio dalla microSD

Capisco che possa sembrare un dettaglio da nerd, ma per chi come me ha passato anni a maledire quelle schedine nel momento peggiore — dito scivolato, scheda sparita, ripresa interrotta — la scelta di DJI di integrare 107 GB di memoria interna ha il sapore di una piccola liberazione. Non è solo comodità: è una questione di affidabilità. Quando registri in formati pesanti, una microSD un po’ stanca o un po’ economica può semplicemente non reggere il flusso dati, e a quel punto hai perso il momento. Con una memoria integrata il produttore sa esattamente quanto va veloce il canale in scrittura. E lo sai anche tu.

C’è però un rovescio della medaglia che non voglio nascondere: finisce la possibilità di sfilare la scheda a fine giornata e archiviare tutto con un click. Al suo posto, una USB-C 3.2 che promette esportazioni rapide verso il computer. È un cambio di filosofia — dal modulare all’integrato — che rispecchia bene dove sta andando l’intero mercato delle vlog camera.

Non so dire se sia una rivoluzione o una maturazione. So che, provandola, sembra semplicemente più cresciuta.

4K a 240fps: il muscolo che non ti aspetti

Il secondo numero che salta all’occhio è quello che trasforma la Pocket da gadget creativo a strumento quasi professionale: 4K a 240fps. Il doppio rispetto alla Pocket 3. Significa slow motion in 4K a un decimo della velocità reale senza scendere di risoluzione, ed è esattamente il tipo di feature che cambia il modo in cui pensi un video. Mi ritrovo già a immaginare sequenze di street, acqua, fuochi, animali colti al volo — tutto quello che con un sensore da 1 pollice su un corpo così piccolo, fino a ieri, era semplicemente fuori portata.

Il sensore da 1 pollice resta il cuore pulsante della macchina, ma ora arriva a 4K/240p e offre fino a 14 stop di gamma dinamica.

A corollario, DJI dichiara 14 stop di gamma dinamica e mantiene il D-Log a 10 bit, pensati per chi in post vuole lavorare davvero. Nulla di trascurabile, soprattutto se la tua idea di “piccola camera” è qualcosa che deve stare nello stesso flusso di lavoro di una mirrorless più seria.

I pulsanti che prima non c’erano

Ruotando lo schermo si scoprono due nuovi tasti fisici. Uno è dedicato allo zoom, l’altro è un pulsante C personalizzabile. Detta così sembra una banalità, ma è uno di quei piccoli dettagli che cambiano l’ergonomia di un dispositivo che si tiene spesso in una sola mano, magari mentre con l’altra fai qualcos’altro (camminare, reggersi al palo della metro, tenere un bicchiere — la vita, insomma). Meno touchscreen, più ditate sicure.

Dietro la testa motorizzata, poi, trova casa un nuovo sistema di connessione magnetica con contatti per accessori dedicati. Per ora esiste un solo aggeggio: una luce di riempimento LED con diffusore, alimentata direttamente dalla batteria del manico. Ma è la piattaforma a interessarmi — perché significa che DJI ha in mente di costruirci sopra un piccolo ecosistema. Vedremo se ci saranno filtri, adattatori, microfoni dedicati. Io, nel dubbio, comincio a tenere d’occhio il sito.

Active Track 7.0 e le nuove piccole magie

L’inseguimento del soggetto passa alla versione Active Track 7.0, ora attivabile anche mentre stai zoomando fino a 4x — cosa che, fidati, non è scontata. La funzione che mi incuriosisce di più, però, è la modalità “Priorità soggetto registrato”: la Pocket 4 può memorizzare una persona specifica e decidere autonomamente di privilegiare la messa a fuoco su di lei anche quando nel campo entrano altri volti. È un piccolo passo verso una camera che, più che seguirti, ti riconosce.

Poi, quasi en passant, DJI cita altre due cose che per un fotografo prestato al video — o viceversa — non sono affatto marginali: i tempi di posa prolungati, utili per scie luminose e mossi creativi, e una serie di simulazioni pellicola applicabili direttamente in ripresa. Nessun obbligo di post-produzione per tirare fuori un timbro immagine coerente. Pratico, per chi pubblica in fretta. Rassicurante, per chi ha poca voglia di grading.

Scheda tecnica

Sensore CMOS da 1 pollice
Risoluzione video Fino a 4K (16:9) a 240fps
Memoria interna 107 GB integrati (niente microSD)
Stabilizzazione Gimbal meccanico a 3 assi
Gamma dinamica Fino a 14 stop · D-Log 10 bit
Audio 4 canali · compatibilità DJI Mic
Display OLED 2″ rotante (verticale/orizzontale)
Autonomia Fino a 240 minuti di registrazione
Connettività Wi-Fi 6E · Bluetooth 5.3 · USB-C 3.2
Tracking Active Track 7.0 con priorità soggetto

Prezzi, tagli, tentazioni

Qui DJI gioca la partita che le riesce meglio: tre combo a tre livelli di tentazione, già disponibili sullo store ufficiale e presso i rivenditori autorizzati. Il posizionamento è praticamente invariato rispetto alla Pocket 3, e questo è un altro modo — silenzioso — per dirti che il prodotto è maturo.

Configurazioni disponibili

Combo EssentialCamera, cavo USB-C, manico, custodia479 €
Combo StandardEssential + morsetto, cinturino da polso499 €
Combo CreatorStandard + grandangolo, DJI Mic 3, luce LED, treppiede629 €

Allora, che ne penso?

La Pocket 4 è uno di quei prodotti che, se li racconti per sommi capi, sembrano un restyling. Se invece ci passi dentro qualche minuto, capisci che è un aggiornamento sostanziale travestito da iterazione. I 240fps in 4K sono un salto vero, la memoria integrata è una scelta di carattere, la piattaforma magnetica per gli accessori apre un fronte nuovo. E poi c’è quella cosa meno misurabile, difficile da scrivere in scheda tecnica, che è la sensazione di avere in mano uno strumento finito, limato, pensato da chi quelle Pocket le ha viste evolvere.

Se sei un content creator che fa vlog seri, se monti video di viaggio, se ti ritrovi a filmare più di quanto fotografi, questa è forse la prima Pocket che potrei definire senza esitazioni un piccolo sistema e non più un singolo dispositivo. E a me, che ho sempre guardato con un po’ di scetticismo la parola “vlog camera”, sta cominciando a piacere davvero.

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