Fotografia analogica · Tecnologia
I’m Back torna sul serio: sensore Sony, formato APS-C e un Kickstarter già oltre ogni aspettativa

Il dorso digitale che trasforma qualsiasi macchina a pellicola 35mm in una fotocamera moderna ha scelto il Sony IMX571. E io non riesco a smettere di pensarci.
Ci sono idee che mi colpiscono come una luce radente nel pomeriggio: non le cerchi, ma quando arrivano non riesci più a ignorarle. I’m Back è una di queste. Il progetto svizzero che da anni insegue un sogno apparentemente semplice — restituire vita digitale a qualsiasi fotocamera analogica 35mm senza toccarla, senza modificarla, senza tradirla — ha appena lanciato la sua campagna Kickstarter più ambiziosa di sempre. E stavolta, lo ammetto, sono rimasto davvero colpito.
Un rullino che non contiene pellicola, ma un sensore. Non una sostituzione della macchina, ma una seconda vita per lei.
Il concetto, nella sua eleganza, è disarmante: il dorso digitale occupa esattamente lo stesso spazio di un rullino. Si infila nell’alloggiamento, si chiude il dorso, si scatta. L’elettronica — sensore, processore, connessioni — è nascosta nella piattina e nei segmenti flessibili che abbracciano il meccanismo di avvolgimento. Nel corpo cilindrico del “finto rullino” trovano posto la batteria al litio e la porta USB-C per ricaricarla. Nessuna modifica alla fotocamera. Nessun compromesso. E, quando si vuole, si torna alla pellicola vera.
Il salto qualitativo: il Sony IMX571
Le versioni precedenti di I’m Back usavano sensori da action camera: funzionali, ma lontani dal livello a cui un fotografo esigente vuole arrivare. Questa volta il team ha scelto in modo deciso: il Sony IMX571, un CMOS retroilluminato (BSI) da 26,1 megapixel già noto nel mondo dell’astrofotografia e riconoscibile come parente stretto dei sensori APS-C che Fujifilm monta in molte delle sue fotocamere. Il fattore di crop si ferma a circa 1,5x — abbastanza da non penalizzare troppo i grandangoli, e abbastanza compatto da entrare senza modifiche in qualsiasi body 35mm.
Scheda tecnica · I’m Back APS-C
Come si scatta — e perché mi piace questa complessità
Lo ammetto: la procedura di scatto non è immediata come premere un pulsante. Il dorso digitale si controlla tramite un telecomando Bluetooth che si applica vicino alla leva di armamento. La sequenza è: si arma l’otturatore, si attiva il sensore con il telecomando, si scatta. Il sensore rimane sveglio per un paio di secondi. È un passaggio in più rispetto a una fotocamera normale — ma è anche un rito. E chi lavora con la pellicola sa già cosa significa rallentare, pensare, anticipare.
L’esposimetro della fotocamera originale funziona normalmente, purché si impostino gli stessi valori ISO sul dorso. Per i video si sfrutta la posa B o T, gestita sempre dal telecomando. È un ecosistema piccolo e ingegnoso, con una sua logica interna che non pretende di sostituire una mirrorless moderna, ma di dialogare con macchine che hanno decenni di storia alle spalle — compresa, mi ha particolarmente colpito, la Nikonos, l’iconica reflex subacquea analogica.
Una versione per le Leica M e un Kickstarter già oltre le aspettative
Per chi usa le Leica a telemetro esiste un kit dedicato, adattato all’alloggiamento specifico delle M. E se si parla di numeri: il team ha fissato la soglia minima di fattibilità a 35.000 franchi svizzeri (circa 38.000 euro). Nelle prime ore di campagna aveva già superato i 160.000 euro. Il progetto si farà — e io, guardando quei numeri, mi sono ritrovato a chiedermi quante Nikon F, Canon F-1 e Olympus OM che dormono nei cassetti potrebbero tornare a fare quello che sanno fare meglio.
Il pacchetto Super Early Bird da 64 GB parte da 359 franchi svizzeri, poco meno di 400 euro. Non è economico, ma non è nemmeno il prezzo di un nuovo corpo macchina. È il prezzo di una seconda vita. E certe macchine, quelle con cui si è cresciuti o che si sono ereditate, la meritano davvero.
