World Press Photo 2026: 57.000 scatti, un solo tema: il mondo che fa paura

 

Ogni anno arriva questo momento. E ogni anno mi chiedo se sono pronto a guardare.

Oggi il World Press Photo ha annunciato i quarantadue vincitori regionali della sua 69ª edizione — la più grande e solenne rassegna di fotogiornalismo del pianeta. Quest’anno sono state candidate 57.376 fotografie, e sfogliare la cartella stampa è stata, ancora una volta, un’esperienza che ti lascia il respiro corto.

Guerra. Violenza. Disperazione. Corpi. Città ridotte a macerie. Gli animali uccisi. Se cerchi sorrisi tra le immagini premiate, riesci a contarli sulle dita di una mano — forse.

Eppure è esattamente per questo che il World Press Photo esiste.


La fotografia come testimonianza

La presidente della giuria globale 2026, Kira Pollack, ha detto una cosa che mi ha colpito davvero: “Questo è un momento cruciale — per la democrazia, per la verità, per la domanda che ci chiede che cosa noi, come società, siamo disposti a vedere e a denunciare, e cosa siamo disposti a ignorare.”

Ecco. Questa frase riassume tutto.

Tra i lavori premiati c’è anche “Tanner’s Song” di Jahi Chikwendiu per il Washington Post: uno scatto che ritrae una coppia che guarda insieme le immagini dell’ecografia della loro figlia. Tanner, il padre, è morto di cancro a trent’anni — quarantuno giorni dopo la nascita della bambina. È una fotografia silenziosa, intima, devastante. Il tipo di immagine che non dimentichi.


Cosa succede adesso

I vincitori regionali sono stati selezionati in una prima fase da sei giurie indipendenti, per poi essere valutati da una giuria globale. Il Fotografo dell’Anno 2026 sarà annunciato il 23 aprile.

Le fotografie vincitrici andranno poi in mostra in oltre sessanta sedi in tutto il mondo — a partire dalla storica Nieuwe Kerk di Amsterdam — raggiungendo milioni di visitatori.


Una cosa che penso ogni volta

C’è qualcosa di strano e necessario nel guardare queste immagini seduto sul divano, con il telefono in mano. Da un lato sembra quasi irriverente rispetto al coraggio di chi le ha scattate. Dall’altro, è esattamente questo il punto: che quelle immagini arrivino qui, da noi, nel nostro quotidiano.

La fotografia non ha senso se resta chiusa in un hard disk. Ha senso quando disturba. Quando costringe a guardare. Quando trasforma uno sconosciuto a migliaia di chilometri di distanza in qualcuno che non riesci più a ignorare.

Il World Press Photo fa questo, ogni anno. E ogni anno mi ricorda perché amo — e temo — questo mestiere.


Il Fotografo dell’Anno verrà annunciato il 23 aprile 2026. La mostra itinerante aprirà ad Amsterdam.

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